lunedì, 06 ottobre 2008
In un momento come questo, in cui la maggior parte del mondo che decide, sostiene l'inevitabilità della guerra, sono pochi coloro che riescono a parlare di pace senza cadere nella retorica (d'altra parte tutti mandano eserciti in "missione di pace", no?). Abbiamo assistito anche allo spettacolo penoso di chi sarebbe tenuto a parlare di pace per "statuto" della propria ideologia (e per carità, quando conviene, lo fa comunque), ed è riuscito a legittimare l'azione armata, sulla base di una serie di principi che francamente non posso condividere. Non potendo influire se non in modo infinitesimale sulle scelte di questa presunta "civiltà" dentro cui mi trovo per motivi geografici, mi permetto comunque di sostenere, nei modi che mi sono consentiti, chi non fa compromessi con i propri principi e propone una via concreta alla pace. Anche quando tutti urlano in preda ai difetti mentali e perdono di vista l'orizzonte. L'unica voce autorevole che non ha perso in chiarezza mi pare sia stata quella di Sua Santità il Dalai Lama, che all'indomani dei fatti dell'11 settembre non ha mancato di scrivere al presidente degli Stati Uniti per presentare le proprie condoglianze, ma anche per ricordare alla Grande Potenza di non utilizzare il proprio potere per una rappresaglia e di considerare tutte le strade possibili (il testo originale si può leggere qui: The Dalai Lama's letter to the President of the United States of America). Cosa che "naturalmente" un Impero (in piena decadenza morale) non può permettersi di fare. Soprattutto un impero che fonda il suo potere (essenzialmente di carattere economico) sulla massa infinita di oscurazioni e difetti mentali dei suoi sudditi. La voce del Dalai Lama è stata chiara, univoca, ha ribadito le sue posizioni in più di un'occasione. Quasi a riprova del potere dell'Impero, e della ottenebrazione in cui si trovano i suoi sudditi, di queste opinioni improntate alla saggezza non si è avuta notizia dai nostri magnifici organi di informazione. Che a questo punto non si dovrebbe più esitare a definire "organi di propaganda", totalmente asserviti alle due logiche fondamentali dell'Impero: il desiderio di vendetta che viene definita "giustizia infinita" (la denominazione è poi stata corretta, perché poteva venire a costare un po' troppo) da parte delle istituzioni, e la sete di sangue delle menti incontrollate, ovvero l'uomo-massa, per usare un termine in po' in disuso. Sua Santità ha avuto modo di presentare la sua posizione il 24 ottobre in un discorso a Strasburgo (lo potete leggere qui: Speech of His Holiness the Dalai Lama to the European Parliament) davanti al Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria, per la prima volta nella storia. L'iniziativa è stata promossa dall'Intergruppo per il Tibet dell'Europarlamento, di cui fa parte anche Reinhold Messner. Sono tutt'altro che stupito della totale disattenzione da parte dei nostri organi di stampa. Ovviamente si esaltano le voci fuori dal coro solo quando fa comodo, con pura retorica. Devo però riconoscere che almeno Guido Ceronetti, da una colonna in prima pagina della Stampa (28 ottobre 2001, "Applaudire è un rito, bisognerebbe farlo di rado"), ha annotato il senso del discorso del Dalai Lama a Strasburgo. Forse un modo per riparare alla sbandata che prese in un'altra occasione, qualche anno fa, attribuendo a Sua Santità opinioni che non ha mai avuto (a proposito delle bombe atomiche indiane). In quell'occasione, il Dalai Lama ha ulteriormente invitato gli Stati Uniti, che avevano già riversato sulle immense pietraie dell'Afghanistan e suoi abitanti l'equivalente di chissà quanti ospedali sotto forma di missili e bombe (e qualche aiuto "umanitario"). Queste parole si possono leggere qui: Dalai Lama Urges U.S. to Talk, Not Bomb. Sebbene si possa essere facilmente fatalisti anche ragionando da una prospettiva "orientale" (ad esempio, ci troviamo nel Kali Yuga, ci stiamo avvicinando a un passaggio di ere cosmiche, e così via), continuo a pensare che si possa fare qualcosa per non aggiungere elementi negativi a questa esistenza. Anche solo nella nostra sfera personale, anche solo non approvando soluzioni violente, anche solo non giustificando tutti coloro che ritengono di poter affermare i propri diritti urlando più forte degli altri o più velocemente calpestandoli.
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categoria:poesia, arte, arte contemporanea, civilta
lunedì, 26 maggio 2008
Ieri, domenica 25 maggio , mi sono recato al M.A.R.T. di Rovereto per vedere la bella mostra di CHEN ZEN, l'artista cinese prematuramente scomparso.Ripensando a quello che ho potuto vedere e sfiorare, proovo ancora un grande brivido; La grandezza di questo artista, che il destino ha voluto toglierci prematuramente, emerge da ogni suo gesto, da ogni sua intenzione e da ogni suo progetto. Grande l'organizzazione del MART che è riuscita con grande rilevanza, la dove altri pachidermi della cultura non sono in grado di arrivare.Ad ognuno l'invito di andare a vedere la memoria di un grande, ne vale assolutamente la pena.Allego una scheda dell'artista.Nato a Shanghai nel 1955, Chen Zhen è considerato a ragione uno dei protagonisti del nostro tempo, che ha fatto della sua opera un esempio di pluralismo nell'arte, condensando nella nozione di "transesperienza" il fulcro del suo lavoro. Formatosi nel periodo della Rivoluzione Culturale Cinese, Chen Zhen ha vissuto e lavorato fra Shanghai, New York e Parigi, città nella quale si è trasferito dal 1986, muovendosi sempre, senza barriere, tra il pensiero orientale e quello occidentale, nell'ottica della sintesi piuttosto che in quella della scelta e delle rigide classificazioni. Il suo linguaggio artistico, che affronta molte questioni, dalla politica internazionale alla vita in sé, lo ha condotto a cercare una sintesi visiva della sua arte dove fosse riconoscibile, innanzitutto da un punto di vista estetico, il bisogno di farsi comprendere in un mondo dalle prospettive diverse da quelle che lo avevano circondato e cresciuto, di mescolare il sapore della sua Cina con i paesi che andava conoscendo. Un progetto che Chen Zhen ha sempre portato in giro per il mondo. Proprio per questo Chen Zhen, inizialmente orientato sulla pittura, si è concentrato successivamente su installazioni di grandi e medie dimensioni, cominciando ad assemblare oggetti tratti dalla vita comune come letti, seggiole, tavoli, vasi da notte, culle e materassi, allestiti in composizioni che li rendono, contrariamente alla loro originaria funzione, del tutto impraticabili e inospitali per l'uomo, con una continua allusione alla sofferenza fisica. Chen Zhen ha spesso condotto progetti in luoghi e contesti atipici, coinvolgendo direttamente le popolazioni locali: con i bambini di Salvador de Bahia, nei quartieri neri poveri di Houston o con gli shakers del Maine. Al centro della sua ricerca anche l'indagine sul diverso approccio alla medicina in oriente e occidente che emerge in alcune opere ossessivamente incentrate sulla figura del corpo umano e degli organi interni. In particolare, fra le opere in mostra, saranno esposte alcune grandi installazioni ricche di fascino realizzate fra il 1997 e il 2000 con tavoli, sedie, polistirolo, ventilatori, registratori di cassa, tessuti e candele colorate
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giovedì, 17 aprile 2008
Nel mensile "Dentro Casa" del mese di Aprile 2008, è stato pubblicato un servizio fotografico eseguito presso la dimora dei Sigg. ri Marco e Fanny residenti in San Giovanni Lupatoto prov. di Verona. All'interno della loro splendida casa, della quale vanno fatti i doverosi complimenti, spicca sulle pareti dell'intera casa, una collezione ecezzionale di pezzi eseguiti dall'artista Fernando Rossi. Non è questa la prima volta che all'interno di reportage di questa natura spiccano le opere di Fernando Rossi, anche in altri servizi si è potuto notare la forte presenza delle opere eseguite dall'artista. Un abbraccio affettuoso Fernando Rossi
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giovedì, 17 aprile 2008
Il giorno 2 aprile 2008 presso la Villa Palladiana denominata Santa Sofia in località Pedemonte di Valpolicella (verona), l'artista Fernando Rossi, in occasione dei festeggiamenti per il quinto centenario dalla nascita di Andrea Palladio, ha eseguito una installazione dal titolo " L'INCONTRO".Tale installazione , raggiungendo in pieno l'obiettivo posto dalla Cantina Santa Sofia, la quale per la medesima occasione e nella manifestazione denominata " VINITALY", ha presentato un Amarone dal titolo emblematico di :" DIVINO PALLADIO".Stante il successo di critica e di pubblico , l'artista non ha voluto che l'installazione stessa fosse mantenuta oltre il periodo pattuito per ragioni solamente di ordine artistico.Pertanto, i proprietari della Cantina, hanno ventilato la possibilità di comissionare una nuova installazione o una performance all'artista, il quale si è riservato di decidere in materia. Contemporaneamente, da Montecarlo si è fatto vivo uno dei maggiori galleristi per ottenere dall'artista un contratto esclusivo con la sua galleria; la trattativa avrà luogo quanto prima ed in un prossimo futuro ne saranno personalmente sottileneati gli esiti e pubblicati. Un abbraccio a tutti Fernando Rossi
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lunedì, 25 febbraio 2008
da molto tempo mi astengo dall'espriemere i miei pensieri in merito all'arte contemporanea ed al suo percorso dentro la KULTURA dominante.Di tutto si parla e di tutto si sparla. L'ITALIA è proprio uno strano paese, fatto di gente che ha sempre la soluzione in mano per questo o per quel problema, salvo poi, alla resa dei conti, rimanere a bocca aperta per le enormi difficoltà che gli ALTRI incontrano nel cercare di dare giusta soluzione alle questioni.Eravamo un paese di Santi e non mi sembra che santo faccia rima con IPOCRITA...., eravamo un paese di poeti e non mi sembra che POESIA faccia rima con IGNORANZA, eravamo un paese di navigatori e non mi sembra che faccia rima con SEDENTARI........eravamo un paese di Artisti e..ahime.........che banalità.Quando io ero piccolo, appena dopo la guerra, l'arte aveva un giusto posto nella scala dei valori, la consapevolezza che l'arte aveva dato inizio al RINASCIMENTO ci faceva ben sperare per il futuro, ancora lontano, ma che necessariamente partiva da li....dai valori dell'estetica.Nella mia città operavano un gran numero di artisti e di gallerie; eravamo tutti più poveri, ma eravamo semplicemente autentici.I luoghi d'incontro non erano luoghi di perdizione ma spazi dentro ai quali confrontare le proprie idee. Io ero un giovane artista ed amavo frequentare la Bottega del vino con mio padre, ed ascoltare , rapito, le questioni che i grandi di allora, ponevano sul piatto della discussione accademica. Che atmosfere......che nostalgia; Il denaro non entrava mai nello spazio sacro dell'arte ed i rapporti umani, che erano assoluti.Poi tutto è precipitato in un baratro dentro al quale tutto si è mescolato, abbruttito,violentato....il dio denaro, tanto caro alla cultura di paesi nostri amici,ha ridotto tutto ad un mero mercato, dove le regole sono quelle del doping e della corruzione. I primi, meritevoli, hanno fatto un passo indietro e gli altri, usando strumenti illeciti, sono saliti alla ribalta. Che vergogna, che schifo questo mondo dell'arte fatto ad uso personale.....quanta merda si vende spacciandola per capolavori d'(arte).E adesso, cosa fare...io non lo so!: So soltanto che chi come me fa la sua battaglia quotidiana per l'affermazione dell'arte contemporanea, come azione culturale e non per arricchimento personale, si trova in seria difficoltà: Le gallerie sono diventate luoghi dove l'arte passa di mano in mano fra addetti ai lavori; il confronto con il giudizio della gente comune si è spezzato; oggi è tutto virtuale; un affaire senza connotati, una sorta di ipermarket onnivoro che tutto compra e tutto vende. L'arte /colesterolo, l'arte che provoca disturbi al sonno, l'arte che si gratifica con se stessa nelle collezioni private inaccessibili, l'arte del non sapere e dell'attribuzione all'artista di ciò che non si comprende come plus valore dell'opera stessa.......insomma la mattanza dell'arte/consumo.
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categoria:poesia, arte, arte contemporanea, e , t , r , a , f
venerdì, 30 novembre 2007
MERCOLEDI' u.s. lo staff di una nota rivista di ambienti, Case interni, ha provveduto a realizzare un servizio fotografico degli interni di una dimora civile di proprietà dei Sigg. Marco e Fanny Carrara di San Giovanni Lupatoto prov. di Verona. Nella stessa, vi hanno trovato la giusta collocazione, una serie di lavori contemporanei, scelti ed installati per arricchire il risultato estetico della incantevole casa. Il mensile dovrebbe andare in edicola con il mese di gennaio p.v., appena avrò conferma della data , sarà mia cura comunicarla. Intanto, desidero esprimere la mia totale simpatia ai proprietari,che con l'evento, hanno ottenuto una serie di ulteriori soddisfazioni.Fernando
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venerdì, 30 novembre 2007
L’artista fa parte della nuova generazione di artisti giapponesi, che sono divenuti oggetto di grande attenzione per il mondo della critica dell’arte contemporanea internazionale. La sua arte si avvale di una forte componente onirica non si disgiunge tuttavia dal forte legame che l’artista mantiene con la società contemporanea giapponese. Le sue fotografie infatti sono il frutto di un dialogo costante con la società in cui vive. Gli effetti della bubble economy - il grande sviluppo economico che ha investito il Giappone negli anni ’80 – vengono vissuti dall’artista in modo negativo. La complessità della società dei consumi e i cambiamenti che essa ha apportato danno origine, nell’opera di Miwa Yanagi, ad una visione drammatica e a tratti pessimistica dell’esistenza. Il suo atteggiamento nei confronti di questo fenomeno non è di rifiuto o criticità, ma diviene una ricerca continua degli effetti che il consumismo ha nei comportamenti della donna giapponese. Al centro del pensiero artistico di Miwa Yanagi regna sovrana la soggettività femminile vista nelle diverse fasi della vita. Gioventù, adolescenza, maturità e anzianità sono tuttavia rappresentate in una condizione temporale futura. Miwa Yanagi gioca con il travestimento e la trasformazione e con una punta di ironia rende le protagoniste delle sue opere osservatrici esterne della loro stessa vita. In mostra si potrà ammirare la serie più famosa dell’artista My Grandmothers, in cui raffigura donne invecchiate artificialmente avvalendosi della fotografia digitale manipolata arricchita con effetti grafici speciali e tecniche tratte dal mondo cinematografico. Le immagini sono spesso sovrapposte ad uno strato di acrilico in modo da creare un effetto riflettente che dona alle fotografie un aspetto brillante e luminescente. L’uso di grandi formati - di dimensioni “panoramiche” – rappresenta un espediente per dare all’immagine un impianto prospettico di grande profondità che dona alle opere un tocco di surrealtà. Per realizzare le immagini della serie My Grandmothers l’artista ha chiesto a donne di venti e trent’anni come vedessero se stesse a 50 anni di distanza. Questi racconti, successivamente elaborati, hanno dato vita alle rappresentazioni dei loro ipotetici “sogni futuri”. Queste inquietanti visioni raffigurano un futuro in cui la donna diviene l’unica abitante del mondo. Le donne-nonne che rappresenta Miwa Yanagi sono una stilizzazione della terza età, non sono delle verosimili donne anziane. Le donne non sono invecchiate da una vita vissuta e appaiono esteriormente quasi come dei mostri, non sono più donne belle come nelle serie precedenti, ma donne grottesche, prossime alla morte ma che in realtà conducono la vita attiva dei giovani. Le donne-nonne di My Grandmothers, infatti, sfrecciano a tutta velocità sul Golden Gate a bordo di un sidecar , o sono insieme ad un ragazzo, oppure in volo felici su un ultraleggero. Minami, una tra le protagoniste della serie non è mai cresciuta ed è rimasta bambina in veneranda età e diviene la fondatrice di un parco divertimenti a tema che porta il suo nome Minami Land. Tutte le immagini della serie sono accompagnate da un breve testo che aiuta la contestualizzazione della scena rappresentata. L’estromissione della figura maschile dall’opera della Yanagi è simbolo della forte divisione dei sessi esistente nella tradizione della società nipponica. Come afferma il curatore Filippo Maggia “le nonne appaiono vivere la vita nel suo momento culminante, all’apice della realizzazione dei propri desideri, infischiandosene delle norme che vigono in Giappone e interpretando sempre ruoli di forte indipendenza”. Io L'ho vista, è decisamente inquietante! Fernando Rossi/
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giovedì, 11 ottobre 2007
Design for New Museum of Contemporary Art. Design + Visualization: Sejima + Nishizawa / SANAA. Site Photography: Christopher Dawson. SEE IT FIRST! You are invited to one of the most highly anticipated events of the year - the grand opening of the new New Museum. On December 1st, the New Museum will open the doors to our brand new building at 235 Bowery (at Prince Street). The new New Museum will be the destination for contemporary art in New York and beyond. Join as a member today and make history with us! Membership at the New Museum is about seeing it first - whether that means moving to the front of the line or being among the first to preview what's new in contemporary art. Join today, at any level, and guarantee your place at the Museum's highly anticipated opening programs - including a special Members-only preview, which will take place before the Museum opens to the public. If you join at the Premium level before October 19th, you will receive an invitation for you and a guest to attend the glamorous Bowery Bash, a pre-opening evening cocktail soiree celebrating downtown and the arts on Friday, November 30th. Click here for a full list of member benefits and to join online. Questions? Contact the Membership Office at membership@newmuseum.org or 212.219.1222 x226. Click here to see a complete calendar of opening events. Don't forget to visit the New Museum's pop-up shops at Bloomingdale's 59th Street and SoHo locations. New Art. New Ideas. www.newmuseum.org www.newmuseumstore.org This CoolerEmail was delivered to you by New Museum of Contemporary Art. You can take your email address off New Museum of Contemporary Art's email list, or update your preferences and/or send comments to New Museum of Contemporary Art. If you request to be taken off New Museum of Contemporary Art's email list, New Museum of Contemporary Art will honor your request pursuant to CoolerEmail's permission-based email terms and conditions. Postal address: 210 11th Ave., 2nd Floor, New York, NY 10001 Powered by CoolerEmail
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mercoledì, 03 ottobre 2007
In questi ultimi momenti, ho avuto occasione di avvisare una stranissima frenesia dentro ai corridoi dell'arte contemporanea, una frenesia inusuale per un settore moribondo se non già de cuius!. Tutti, proprio tutti si affannano a dichiarare il loro interesse(bah!) e le iniziative per sottolineare alla meglio l'evento.No!, ipocriti da otto settembre, sempre pronti a cavalcare ogni cosa pur di compiacersi con la storia e magari con i sudditi. Io ho bussato a tutte le porte per ottenere, non denaro, ma spazi dentro ai quali incontrarsi con l'arte contemporanea; niente! (merd).All'assessore alla cultura di Verona....certa Perbellini, dico :"ma chi cazzo crede di essere per non rispondere ad una esplicita richiesta di colloquio.......maleducata!. Evidentemente più che la cultura per gli altri >Le interessa essere protagonista visto che quando c'è da presenziare non manca.Questa ed altro sono i limiti in cui un operastore d'arte contemporanea è costretto ad imbattersi; sono i limiti provinciali ed ignoranti di una città bigotta , falsa e fintoperbenista.Volete l'arte contemporanea, beh fatevela in casa!.
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giovedì, 27 settembre 2007
C'E BISOGNO DI UN NUOVO RINASCIMENTO Ho riflettuto attentamente sulla pochezza del nostro tempo, un vuoto intellettuale e morale che lascia con l'amaro in bocca. Lo sballo, e quindi il rifiuto di pensare e di assumersi le proprie responsabilità davanti alla vita, inducono le generazioni più giovani e quindi più vulnerabili, a correre velocemente ed ineluttabilmente verso la fine..quasi come un attodovuto e da compiere, per abbracciare e compiere l'ineluttabilità del destino.I valori..non certo quegli descritti dai cattivi maestri della politica , della scuola, della chiesa ecc.ecc...,si sono volattilizzati in un lasso di tempo talmente veloce da non riuscire più a percepire con chiarezza il senso dell'onore e della giustizia e della reatà.Si è diffuso il panico generale; il terzo squillo di tromba ha sancito la ritirata ed il ...Si salvi chi può; si sono generati i più squallidi nepotismi e si sono realizzate oligarchie in grado di trattenere per se tutto il bene della terra a scapito di miliardi di esseri umani abbandonati a se stessi e magari ad una morte fornita loro dalle multinazionali.Nonostante le continue chiamate di uomini attenti a questi temi, nulla..proprio nulla !!..,c'è sempre li pronta una giustificazione per non comprendere.Dice Stefano Benni in "Spiriti".....tutto ciò che un paese forte e ricco decide,intraprende e sceglie ogni giorno,ha come conseguenza e necessità:preparare la Guerra,coltivare la Guerra,prevedere la Guerra,accettare la guerra,scegliere,ogni tanto,per quale guerra indignarsi e quale guerra dimenticare.Proviamo allora ad immaginare un nuovo RINASCIMENTO che nascendo come allora , dalle ceneri della desolazione e della perdita di ogni riferimento morale, sia in grado di proiettarci tutti, indistintamente, verso un modello in cui il culto dei valori più prossimi all'uomo ed essenziali per il godimento di questa vita, che dovrebbe restare sempre un magnifico dono, sia così naturale da non doverne fare oggetto di insegnamento ma opzione spontanea ed individuale. La poesia, che oggi viene citata dalla politica in termini ingenui e spesso dispregiativi ( fare poesia)dovrebbe far riflettere sul senso delle cose; troppe parole si sprecano per definire ed inglobare un sentimento, fino a farlo diventare ridicolo e non più appropriato.Quanti AMO ascoltiamo ogni giorno nel nostro andare affacendati verso il nulla, quel nulla che è una trappola mortale studiata ad arte, ma quì l'arte non centra proprio!.Amo; tutti amano tutto!, anche se non conoscono il senso compiuto del termine (donazione)loro, gli ingenui ipocriti, amano tutto e di più, oppure odiano e disprezzano; le cose e le persone non in sintonia, chefanno sempre SCHIFO.Azzerriamo il mondo e riportiamo la barra al centro, al centro della vita e della speranza, al centro delle illusioni perdute, al centro della passione, al centro meno roboante ma che abbia in se il senso più semplice...io mi curo di te.e basta. L'Arte che in se ha il germe della comprensione universale (Ci siamo mai chiesti se c'è mai stato in noi il rifiuto di un artista perchè proveniente da un lontano paese, magari ostile....NO!.Olmi, nel suo ultimo film, in ordine di tempo, " I cento chiodi" ha magistralmente sottolineato come secoli di scrittura e di cose dette, di filosofia e di Arte non siano serviti a nulla, l'uomo si è imbevuto di PAURE, ne ha sorseggiato l'amaro calice e ne vive l'ebrezza del degrado.Paura vera o percepita; paura del diverso, paura del vicino; paura di non farcela; paura di non contare; paura di essere emarginato; paura di non essere uniforme allo stereotipo mediatico;paura di essere solo un essere umano con tutte le ansie e le paure di un essere umano alla ricerca della sua FELICITA'. Fernando Rossi
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categoria:poesia, arte